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Paolo Benvegnù
"14-19"
La pioggia Dischi
Paolo Benvegnù alza il vento, che smuove, trascina tutte le cose del mondo e le porta con sé.
Cose che il mondo usa o di cui ha memoria, unite ai sentimenti, allo spazio, ai comportamenti. Non lascia fuori niente, perché ogni cosa, ogni suggestione, anche la più piccola, ha una dignità, un potere, dipinge il significato della vita.
E’ così che il vento danza, diventa poesia.
E’ così che le sue canzoni diventano qualcosa con uno spessore in più.
Ciò che lui crea è probabilmente una delle forme più profonde e pure di amore, comprensione, passione verso il fare musica e l’esprimersi attraverso di essa.
Benvegnù e la musica sono legati in un modo dolcemorbosoindissolubile, nella buona e nella cattiva sorte.
Nella buona e nella cattiva sorte.
La naturalezza, non sempre facile, di accettare.
La naturalezza, non sempre facile, di fondersi col dolce e l’amaro dei giorni, il pop, il rock, le lingue che parla l’umanità, la musica dei padri, dei maestri.
Tutto e tutti sono maestri, tutto e tutti sono bambini alla scoperta, c’è molto da imparare ovunque, talmente tanto...e chi se ne rende conto vive la sua piccola dannazione nel poter fare sempre solo una cosa per volta in un mondo così vario e multiforme...essere sempre e solo lo stesso essere umano per tutta la vita.
Benvegnù gioca e lotta con questo.
Mentre tutto danza lui cammina nel mezzo, osserva stralunato, divertito, forma il suo punto di vista che poi ci regala, ci fa ascoltare.
E ciò che ascoltiamo ora è “14-19”, EP dal respiro etereo e amaro e candido e complicato.
Cinque brani in cui le chitarre accentano, la batteria ondeggia come un galeone di pirati dal fondo di un jazz club, le tastiere soffiano larghi veli leggeri e la voce di Paolo si lascia andare nell’aria, poi a tratti si avvicina e ti parla all’orecchio.
Ascolto dopo ascolto i brani iniziano a fondersi in un tutt' uno e ci si rende conto di trovarsi di fronte ad una condensata epopea nel girone del distacco amoroso.
Perle nate con stesso dna che hanno poi sviluppato identità e ruoli differenti, complementari.
Troviamo così la discesa preliminare nel primo pezzo "LA DISTANZA", cappello introduttivo incalzante e diretto.
Si trasforma in qualcosa di più intimo in "HUNGRY THIRSTY", riflessioni che cominciano ad entrare sotto pelle, ma ancora stemperate dai bridge alla beatles e ritornelli ciclici.
Si arriva poi al cuore con la splendida "NEL SILENZIO" che fa volare su un tappeto e osservare con dolcezza dall'alto l'amore che se ne va, salutarlo, confortarlo.
Amore tenero che gira la medaglia e nella cover "COSA SONO LE NUVOLE" mostra il suo lato amaro, mettendo a nudo la consistenza del cuore, dolce e disperato, benedice e maledice continuando a battere ed a decidere dei nostri alti e bassi.
Viaggio che si conclude attraverso la risalita dal profondo, e con "LO SPAZIO IRREGOLARE" siamo di nuovo nella vita presente, del qui ed ora, dell'attimo in fila all'altro, con una nuova calma, superato il rigetto al dolore ed all'impotenza.
E' lo zero da cui ripartire, nella confusione dei sentimenti e dei pensieri, ma ogni cosa sarà da quel momento un passo in più: prepararsi un caffè nel raccoglimento, accorgersi del rumore del cucchiaino che gira lo zucchero, accendere una sigaretta e cominciare a sorseggiare, di nuovo, poco per volta.
Fabio
TITOLI:
01. La distanza
02. Hungry thirsty
03. Nel silenzio
04. Cosa sono le nuvole
05. Lo spazio irregolare
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