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Riff Rock Festival
Alix @ Riff Rock Festival
 
 
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Lavoro che inizia imbracciando la chitarra acustica, come se rappresentasse l’inizio del processo creativo intero, quello più incondizionato…
Stimolo primordiale alla creazione di musica: svegliarsi dal torpore, andare nell’angolo preferito del proprio appartamento, prendere la chitarra, abbracciarla amorevolmente, appoggiarla al cuore e cominciare a vibrare il proprio strumming.
Morbidamente gli accordi tingono l’aria della musica più semplice al mondo, quella musica che non ha bisogno di nulla, che basta a se stessa, che chiude il suo cerchio col solo accompagnamento di una linea vocale dolce.
Cerchio perfetto della musica… sa far sentire dentro il proprio, il cuore grande del mondo. Avete mai vissuto un momento del genere?
Se non lo avete mai fatto, andate nel sito degli Yuppie Flu( www.yuppieflu.net), scaricate con offerta libera il loro nuovo disco “Fragile forest” ed alla prima pressione di PLAY vivrete una sensazione così…attimo che dura 03’.03” e si intitola ‘Patient One’, pezzo chitarre acustiche e voce, però farcito ed arrangiato ad arte, come qualsiasi cosa faccia parte di Yuppie Flu.
Il resto del lavoro si muove con un taglio mediamente più leggero, un pop che fa oscillare la testa. Come si accennava tutto è molto curato negli arrangiamenti, realizzato con padronanza dell’ambiente di registrazione, fa vibrare il petto con note di basso lunghe, fa canticchiare sui cori ammiccanti stile ‘complesso’ anni ’60, di quelli fatti tenendo una sola vocale.
Un lavoro in cui traspare molto chiaramente la grande esperienza della band, da dieci anni ormai sulle scene, il gusto nel saper fondere la propria attitudine sperimentale con la facilità della canzone pop, consapevoli dei rischi di manierismo verso cui progetti come questo vanno incontro.
Da sottolineare altri momenti alti di “Fragile forest”, oltre alla già citata opening track: a metà lavoro troviamo “Make it happen”, canzone seduta su un mantra monofonico intorno al quale le strofe si attorcigliano creando una splendida atmosfera ombrosa, e poi il pezzo conclusivo “Blue pot”, meravigliosa e malinconica canzone voce e pianoforte.
Voce azzeccatamente imperfetta che lascia la perfezione alla melodia del piano in ogni fine strofa che scivolerà via verso il cielo, disperdendo in cristalli tutta la 'foresta fragile'.

Fabio

 
 
 

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