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Il Genio

Il Genio
Disastro Records




Lascia un retrogusto particolare e per certi versi indecifrabile, questo album. Sarebbe meglio dire retrò-gusto forse? Chissà... Comunque sia, c'è indubbiamente una componente estremamente intrigante in questi brani: sarà la voce di Alessandra, fra infantilità sensuale e ammiccante ingenuità; sarà la sostanza eighties di recente rimpasto francese (il rimando, anche se non necessariamente cercato, è abbastanza automatico) incrociata con un certo gusto per la melodia leggera tipicamente italica, sarà il disimpegno talmente sfacciato nei testi e nelle scelte di arrangiamento da dichiarare, nel contempo, di essere tutt'altro che una congenita mancanza di spessore; chessò, sarà la primavera... Fermandosi un secondo a ragionare, si possono fare alcune considerazioni di partenza: ai due manca l'infinita classe degli AIR, l'essere lo-fi fino in fondo, e pure la cura filologica nella ricostruzione revivalistica. Fin qui a posto. Però? Dove sta l'indecifrabile retrogusto? Sta nel fatto che le considerazioni di cui sopra non si rivelano una mancanza o un limite. Il Genio riesce intelligentemente, spensieratamente, a trovare il suo discorso, fatto di richiami cinematografici, citazioni musical-popolari, cabriolet sul lungomare e mocassini di vernice, mancando nonostante tutto l'appuntamento con l'ovvio. Grazie alla capacità di intridere i brani di una certa imprevista malinconia, ad un'autunnalità la cui origine è difficile rintracciare, situandosi al di là della semplice nostalgia del tempo passato e dell'ideologia del "quanto stavamo tutti meglio vent'anni fa", il disco si salva dalla parodia senza esentarsi dall'accarezzarla.

MV
 
 
 

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