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Ducoli Alessandro - Artemisia Absinthium |
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Alessandro Ducoli & Bartolin's
Artemisia Absinthium
Per dovere di cronaca va detto che sulla copertina di questo nuovo disco (molto più che l’ennesimo di una lunga serie) il nome che spicca è DUCOLI e basta, come se ormai il cantautore camuno avesse deciso di presentarsi col solo cognome: era già accaduto con il precedente e notevole Brumantica, pubblicato un paio di anni fa e con la ristampa riveduta e aggiornata di Lolita (il su esordio discografico).
Non c’è casa disco grafica: Ducoli è un pirata, un maestro dell’autoproduzione, uno con un’ispirazione grande come il mondo e forse di più che ha bisogno di almeno due dischi all’anno per darle sfogo. E badate, magari alcuni dischi potrebbero sembrarvi corti, ma date retta a chi scrive: molto meglio un disco corto con una serie di canzoni che si fanno tutte ricordare che ottanta minuti di musica che finisce per annoiare. E poi i suoi dischi il Ducoli li vende davvero ad un prezzo più che politico.
Ben assecondato dai Bartolino’s, il cui chitarrista Mario Stivala si rivela ideale sparring partner nella composizione e arrangiatore dotato di gusto.
Artemisia Abisnthium è il disco che può raggiungere tutti, più fruibile del suo predecessore, registrato invece con jazzisti di vaglia come Bandini, Gibellini e Tavolazzi; qui c’è più coesione tra cantante e gruppo, la voce di Alessandro Ducoli è sempre il cavallo vincente, una voce a suo modo strumento, calda, fumosa, torbata come il whiskey di Islay che il nostro ama alla follia.
Mojita, il brano d’apertura è il pezzo giusto per l’estate, altro che i soliti tormentoni, qui già il testo la dice lunga.
Meridiana si radica su ritmi latini con la chitarra di Stivala a farla da padrona e il titolare che racconta sempre bene, da par suo.
Durante l’ascolto del disco è facile riconoscere le influenze di vari maestri della canzone d’autore nazionale, ma soprattutto si evidenzia la capacità del Ducoli di assorbirle con sapienza e riportare il tutto a casa sulle proprie gambe, padrone ormai di un proprio stile.
Arti e mestieri si sviluppa pigramente tra blues e swing col pianoforte del russo Andrei Kutov in bella evidenza a dialogare con la voce e la chitarra. L’armistizio è una delle perle del disco, con un andamento accattivante, con la voce malata, ricca di una poetica personalissima, forte di una metrica non metrica che arriva direttamente all’ascoltatore e lo conquista.
Le atmosfere tornano latine, o quanto meno mediterranee in Il secondo giorno di maggio, poi il disco si conclude con la doppia proposta di Rosa del vento: nella prima il brano è retto superbamente dall’organo di Kutov, nella seconda dietro la voce ci sono la chitarra acustica e le linee del basso: il Ducoli non ha avuto il cuore di sacrificarne una e le ha messe tutte e due nel disco, a voi scegliere quella che preferite. Ma non sarà una scelta facile. Io nell’imbarazzo continuo ad ascoltarle entrambe.
Craz
Titoli:
01 Mojita
02 Meridiana
03 Artemisia
04 Arti e mestieri
05 L’armistizio
06 Il secondo giorno di maggio
07 Rosa del vento
Bonus:
08 Rosa del vento
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