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Circuito Sonoro
 

Juan Mordecai
Juan Mordecai
 
 
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Inghilterra, 17 ottobre 1931... alla Kingsley hall di Londra, Mohandas Gandhi, il Mahatma, durante un suo discorso per la BBC, pronunciò questa frase: "...people do not know who rules...". La BBC registrò l'avvenimento, tutte le frasi che precedettero e seguirono questa. Più di settant'anni dopo, tale frase diventa il titolo di un disco, il titolo di una canzone in esso contenuto e buona parte del discorso registrato diventa la lirica della canzone stessa. La title track apre le porte dell' album. Con il suo gentilissimo inglese accentato indie, Gandhi parla della percezione di Dio, mentre tutto intorno la musica crea un'atmosfera eterea, che respira vita e sottolinea il sublime espresso dal Mahatma. Un inizio che è più di un inizio, è un accogliere a braccia aperte l'ascoltatore... l'umanità con umanità. "People do not know who rules" è l'ultimo lavoro della band brunicense Sense Of Akasha.
L'ho ascoltato attentamente, li ho seguiti dal vivo, li ho intervistati. Devo confessare che hanno sviluppato in me, e credo in tutti coloro che li conoscono, un grande senso di...fraterna condivisione dell'essere. Dell'essere ciò che ognuno di noi è, senza confini tra corpo, anima, emozioni, musica suonata od ascoltata, artista o pubblico..
Dell'essere parte tutti insieme ed allo stesso modo di qualcosa di immenso in ogni singolo momento. Un concetto che andrebbe insegnato nelle scuole, nelle università, ribadito nei luoghi di lavoro, condiviso nei pranzi e le cene di famiglia, urlato al cielo nei momenti di gioia o di tristezza o di solitudine.
I SOA lo infondono attraverso ciò che fanno, musica e non solo.Tra loro si trova di tutto, cantano in tanti le canzoni, c'è chi suona strumenti diversi e se li scambia con altri compagni, c'è chi decora con delicata classe, c'è chi si perde nel proprio strumento che diventa un mondo. "People do not know who rules" è il risultato di tutto questo, celebra l'esistenza, è il viaggio all'interno di una sorta di palazzo della verità senza pareti e soffiti, costruito unicamente secondo la propria fantasia, le proprie emozioni, i propri colori dell'anima. E' indie? Forse... E' rock? Forse...Quello che è certo è che sia un disco da ascoltare più volte per comprenderne la magia e la grandezza, le canzoni sono dieci stanze sonore da scoprire una dopo l'altra partendo sempre dall'inizio, prendendosi il tempo e l'ordine di idee necessari per "compiere il viaggio", trascinati dall'energia piacevolmente catartica e dal fascino di non sapere che cosa succederà al prossimo passo.

Fabio
 
 
   
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